La continuazione della storia

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Al mattino seguente tutto sembrava tranquillo. Il mare brillava alla luce del sole, i gabbiani volteggiavano sopra le scogliere. Alessandro si alzò presto, preparò la colazione, mise il caffè — ma entrando nella casa degli ospiti si accorse subito: la pace era solo apparenza. Chiara era alla finestra, immersa nel telefono, mentre Tommaso e Lisa armeggiavano con una valigia. Nell’aria c’era odore di profumo e irritazione. — Buongiorno, — disse Alessandro, posando sul tavolo un piatto di frutta tagliata. — Sofia torna presto, pranzeremo tutti insieme. — Ah, meraviglioso, — rispose Chiara con un sorriso finto. — Come sta? Dipinge ancora quegli uccellini? Alessandro tacque. Sapeva che non era una domanda — era una presa in giro. A mezzogiorno Sofia tornò. L’auto si fermò vicino al cancello, Emi le corse incontro a braccia aperte. Per la prima volta quella mattina, Alessandro sorrise. Ma l’accoglienza durò poco. Chiara si avvicinò per aiutarla con le borse e appena dopo pochi minuti trovò il modo di colpire di nuovo: — Oh, Sofi, con questo caldo devi soffrire. Il mare non è la scelta migliore con il tuo tipo di fisico, vero? Sofia si irrigidì appena. Emi le strinse la mano più forte. Alessandro, accanto a loro, disse piano: — Basta. — Cosa intendi? — Chiara sollevò un sopracciglio. — Mi sto solo interessando. — No, non ti stai interessando. 

Stai oltrepassando i limiti. — La voce di Alessandro era ferma, ma c’era dentro l’acciaio. Tommaso intervenne, cercando di stemperare: — Ragazze, non iniziate… Ma la tensione rimase. A pranzo si parlò poco. Il caldo era pesante, ronzavano mosche, e perfino le risate di Emi suonavano forzate. La sera Alessandro uscì in veranda — con la musica delle onde come sottofondo. Sofia appariva stanca. Si sedette accanto, poggiando la testa sulla sua spalla. — La manderei via, — disse piano. — Anch’io, — rispose lui. Ma Tommaso era suo fratello. E Alessandro non voleva rompere il legame per pochi giorni sgradevoli. Sperava che alla mattina tutto si sarebbe calmato. Si sbagliava. Il giorno dopo, mentre scendevano in tre verso la spiaggia, Chiara non resistette di nuovo. — Ale, — disse fissando le onde, — con tua moglie sei troppo dolce. Avrebbe bisogno di più limiti, non di tutte queste tenerezze. Sofia, udendo, si fermò. Nei suoi occhi brillò qualcosa di tagliente. Emi la guardò confusa. Alessandro sospirò, appoggiò l’asciugamano su una roccia e disse calmo: — Preparate le valigie. — Cosa? — Chiara inclinò la testa incredula. — Sei serio? — In due giorni sei riuscita a offendere mia figlia di cinque anni e a umiliare Sofia due volte. 

Domani vi chiamo un taxi. Il silenzio divenne assoluto. Perfino Tommaso si immobilizzò. Nella voce del fratello non c’era rabbia — solo pesantezza, come dopo una tempesta. Chiara serrò le labbra e si voltò: — Ma certo, — sibilò. — Non ci aggrappiamo al vostro paradiso. Tommaso distolse lo sguardo. Non disse niente — prese Lisa per mano e annuì. La sera passò stranamente quieta. Emi giocava sulla sabbia. Sofia stava seduta con un album, disegnando senza alzare la testa. Alessandro restò vicino all’acqua, ascoltando le onde che mormoravano qualcosa di dolce, simile a un addio. Quando arrivò il mattino, Tommaso era al cancello con le valigie. Chiara sedeva nel taxi senza guardare nessuno. Lisa piangeva: non voleva partire. Emi, senza capire, le faceva ciao con la mano. — Mi dispiace, — disse Tommaso piano, prima di chiudere la portiera. — Avrei dovuto fermarla prima. — Va bene, — rispose Alessandro. — È solo arrivato il momento per ognuno di stare al proprio posto. Il taxi si allontanò lungo la strada, sollevando polvere. Sofia raggiunse il marito, gli posò una mano sulla schiena. Rimasero un po’ così, in silenzio, guardando le tracce delle ruote svanire tra le pietre grigie. Poi Sofia disse: — A volte bisogna chiudere le porte da soli, per far tornare la casa silenziosa. Alessandro le rivolse uno sguardo e annuì. Il mare faceva rotolare le onde, scaldando la sabbia. La casa, finalmente, risuonava solo delle loro voci.

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