La continuazione della storia

— Anch’io ho una regola, — disse fredda Lucia, quando Marco, ansimando, si fermò vicino al divano. — Se i miei non possono, nemmeno i tuoi. Nessuna eccezione. Lui la fissò come se fosse un’avversaria. L’aria tra loro sembrava sfrigolare di tensione. Sembrava che uno dei due dovesse spezzarsi — e allora si sarebbe spezzato tutto intorno. Ma Lucia non distolse lo sguardo. La sua calma lo irritava ancora di più. — Stai ribaltando tutto! — gridò Marco, stringendo i pugni. — Intendevo… i tuoi parenti! Loro sempre… — E i tuoi no? — ribatté lei. — I tuoi sono speciali, forse? È stata una tua parola, Marco. Nessun parente. Io la rispetto. Lui aprì la bocca, ma le parole si fermarono in gola. Rimase per qualche secondo immobile, poi andò di scatto alla porta, la aprì, si affacciò sul pianerottolo — nessuno. Le cerniere gemettero, e i passi che scesero si persero in un’eco sorda. — Perfetto, — sussurrò Lucia nel vuoto. — Che si calmi. I giorni seguenti trascorsero in un silenzio cupo. Marco parlava solo di lavoro, di affari, e ogni volta che il telefono vibrava sul tavolo, Lucia sentiva che era un messaggio di Matteo. Una volta vide lo schermo per caso — una frase breve: «Fratello, che succede? Volevo solo…». Ma lui non rispose mai. Due giorni dopo, Marco tornò presto. Fuori la neve cadeva e il vento soffiava forte. Lucia stava alla finestra, avvolta in un maglione. Lui entrò, posò le chiavi sul davanzale, cercò a lungo qualcosa con lo sguardo, poi disse: — Non verrà più. 

— Chi? — chiese lei, anche se sapeva. — Matteo. Ha detto che finché ci sei tu, non si farà vedere. — Marco parlava lentamente, senza guardarla. — Mi sa che hai ottenuto quello che volevi. — Sto solo seguendo le regole che hai imposto tu, — rispose Lucia piano, sedendosi sul bordo del divano. Non c’era trionfo nella voce, solo stanchezza. Lui si voltò. Il suo viso era estraneo. — Sai, a volte penso di fare tutto giusto… e poi tu mi dimostri che non è così. Lucia sospirò. — Forse allora dovremmo provare senza regole? Lui tacque. Poi disse piano: — È tardi. — E andò in cucina, chiudendo la porta dietro di sé. Quella notte Lucia non dormì. Le rimbombavano in testa le sue parole, e “è tardi” le echeggiava dentro. Ripensava a come tutto era iniziato — da una sciocca imposizione, detta per scherzo, e finita in gelo e distanza. Capiva che ormai una linea era tracciata, e che entrambi avevano paura di oltrepassarla. Passò un mese. Marco tornava sempre più tardi, e Lucia sedeva sempre più spesso con un libro in mano, ascoltando il ticchettio dell’orologio. Una sera sentì bussare alla porta. Il cuore le mancò un battito. Si avvicinò piano, guardò dallo spioncino. Sulla soglia c’era Matteo. 

Aveva lo stesso sguardo — sincero, un po’ colpevole. In mano una borsa e un nuovo vaso. Lei aprì la porta. — Marco è a casa? — chiese con calma. — No, — rispose Lucia. — Ma se scopre che sei stato qui… — Non lo saprà, — disse lui piano. — Voglio solo restituirti una cosa. — Posò il vaso ai suoi piedi. — È quello che hai rotto per sbaglio al matrimonio. L’ho ricomposto. Lucia abbassò lo sguardo: sì, c’erano delle piccole crepe — irregolari, visibili, ma ben fatte. Le dita le tremarono. — Grazie… — sussurrò. — Ma non dovresti venire qui. Lui annuì. — Solo digli che non gli serbo rancore. Se ne andò, e lei restò lì, davanti alla porta, fissando il vaso. Dopo qualche ora tornò Marco. La vide con quell’oggetto in mano e si bloccò. — È stato qui, — disse senza fare domande. — Sì, — rispose Lucia, calma. — Ha portato il vaso. E ha detto che non è arrabbiato. Marco la guardò a lungo, poi guardò il vaso. Poi improvvisamente rise piano — un riso breve, stanco, ma vero. — È strano, sai? Siamo vivi, eppure ci comportiamo come se avessimo già sepolto tutto il mondo. Lei non rispose. Lui si avvicinò, prese il vaso e lo posò sul tavolo, accanto ai tulipani gialli ormai appassiti. — Ricominciamo. Senza regole. Lucia guardò il marito. I suoi occhi erano stanchi, ma per la prima volta dopo tanto tempo c’era qualcosa di umano, di caldo. — Va bene, — disse lei, senza distogliere lo sguardo. — Ma ti prego, niente più regole. Lui annuì. Il silenzio divenne morbido. Non c’era più gelo — solo quiete, nella quale stava nascendo una nuova vita.

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