La continuazione della storia

Lì dove un tempo c’era il suo studio con la scrivania e gli scaffali di libri, ora c’era un cavalletto. Vero, professionale. Una tela, una tavolozza, sul davanzale barattoli di pennelli, sul pavimento un telo macchiato di blu oltremare e ocra. Anna era seduta a piedi nudi, in una vecchia camicia da uomo, i capelli raccolti con noncuranza, una matita dietro l’orecchio. Non lo guardò nemmeno. — Il caricatore è nel comò, — disse senza voltarsi. Marco rimase immobile. Aveva vissuto con lei metà della vita, ma per la prima volta vedeva davanti a sé una donna che non riconosceva. Tutto ciò — i barattoli, i pennelli, il colore sotto le sue unghie — era stato lì per anni, in casa, eppure lui non lo aveva mai visto. Guardava, ma non vedeva. Si avvicinò lentamente. Sulla tela — il mare. Insonne, vivo, un respiro fatto di colore. Il molo, i gabbiani, l’aria densa e salata, come reale. Anna muoveva il pennello con sicurezza, affondando nelle tinte come se scrivesse il proprio dolore — e lo trasformasse in luce. — Hai sempre… dipinto? — chiese infine. Lei sorrise appena, senza girarsi. — Sempre. Solo che prima non avevo tempo. Voleva dire qualcosa — giustificarsi, compatirsi, pungere. Ma le parole non venivano. Solo quel profumo d’olio e un mondo in cui lui non esisteva più. Lei viveva — senza di lui. E, pareva, per la prima volta davvero. Elena rideva squillante in facoltà, parlava dei suoi progetti, controllava le date delle conferenze. Marco l’ascoltava, ma non sentiva. Sempre più spesso, quando lei parlava del futuro, lui si scopriva a pensare a una finestra lontana — con un davanzale pieno di colori. 

A una donna con voce calma e uno sguardo in cui non c’era più rancore, ma spazio. Un giorno incontrò per caso Giulia vicino all’università. Lei alzò un sopracciglio, sorpresa: — Allora, Marco, come va con Elena? È vero amore? Lui sospirò, la guardò — e per la prima volta non trovò risposta. La sera passò da Anna con la solita scusa — come se avesse dimenticato un libro. Aprì lei la porta. L’appartamento odorava di pittura fresca e tè al limone. Alle pareti c’erano quadri — non schizzi, ma opere finite, incorniciate. Il mare, ragazze dagli occhi chiusi, pioggia di città. Su un tavolo d’angolo, una pila di buste col logo di una galleria d’arte. — Esporrai? — chiese, sbalordito. Anna annuì: — Tra un mese la mia mostra personale. Piccola, naturalmente, ma pur sempre una. — È… incredibile, — sussurrò Marco. Lei sorrise — calma, dolce, un po’ triste. — È solo la vita, Marco. Quando in casa finalmente c’è silenzio, senti come respiri davvero. Lui restò sulla soglia, come uno studente in ritardo alla lezione. Gli sarebbe piaciuto tornare indietro, ma in quello spazio non c’era posto per il passato. Lì viveva qualcuno di nuovo, limpido, libero. 

La stessa Anna — ma come proveniente da un altro tempo. Uscì in strada. L’aria era fredda, odorava di pioggia. Dietro la tenda, dalla finestra, si muoveva una donna — posava un pennello nel barattolo, si puliva le mani in uno straccio e sorrideva — non a lui, non al mondo, semplicemente a se stessa. Quel sorriso non aveva destinatario. Un mese dopo andò alla mostra. In segreto, senza avvisarla. La galleria era piccola, con pareti bianche e persone immerse in una luce morbida. Al centro della sala era appesa la tela — quel mare, il gabbiano con l’ala spiegata. Sulla targhetta sotto il quadro: “Liberazione. Anna Ventura”. Rimase a lungo davanti a quella tela. Aveva un nodo in gola. Quel gabbiano lo fissava — con una libertà feroce e splendida. Lei era fuggita. Lui no. Anna, quella sera, non lo notò. Rideva con qualcuno vicino al bancone, negli occhi — un fuoco. Più tardi, uscendo all’aria della sera, per la prima volta dopo tanti anni capì come suona il silenzio quando non spaventa, ma semplicemente esiste. Dietro di lui si chiuse la porta della galleria. Sull’insegna bianca sotto i lampioni il vento muoveva le lettere del suo nome. Se ne andò senza voltarsi. Nel cielo sopra Roma volava un gabbiano.

Related Articles

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

La continuazione della storia

Lì dove un tempo c’era il suo studio con la scrivania e gli scaffali di libri, ora c’era un cavalletto. Vero, professionale. Una tela, una tavolozza, sul davanzale barattoli di pennelli, sul pavimento un telo macchiato di blu oltremare e ocra. Anna era seduta a piedi nudi, in una vecchia camicia da uomo, i capelli raccolti con noncuranza, una matita dietro l’orecchio. Non lo guardò nemmeno. — Il caricatore è nel comò, — disse senza voltarsi. Marco rimase immobile. Aveva vissuto con lei metà della vita, ma per la prima volta vedeva davanti a sé una donna che non riconosceva. Tutto ciò — i barattoli, i pennelli, il colore sotto le sue unghie — era stato lì per anni, in casa, eppure lui non lo aveva mai visto. Guardava, ma non vedeva. Si avvicinò lentamente. Sulla tela — il mare. Insonne, vivo, un respiro fatto di colore. Il molo, i gabbiani, l’aria densa e salata, come reale. Anna muoveva il pennello con sicurezza, affondando nelle tinte come se scrivesse il proprio dolore — e lo trasformasse in luce. — Hai sempre… dipinto? — chiese infine. Lei sorrise appena, senza girarsi. — Sempre. Solo che prima non avevo tempo. Voleva dire qualcosa — giustificarsi, compatirsi, pungere. Ma le parole non venivano. Solo quel profumo d’olio e un mondo in cui lui non esisteva più. Lei viveva — senza di lui. E, pareva, per la prima volta davvero. Elena rideva squillante in facoltà, parlava dei suoi progetti, controllava le date delle conferenze. Marco l’ascoltava, ma non sentiva. Sempre più spesso, quando lei parlava del futuro, lui si scopriva a pensare a una finestra lontana — con un davanzale pieno di colori. 

A una donna con voce calma e uno sguardo in cui non c’era più rancore, ma spazio. Un giorno incontrò per caso Giulia vicino all’università. Lei alzò un sopracciglio, sorpresa: — Allora, Marco, come va con Elena? È vero amore? Lui sospirò, la guardò — e per la prima volta non trovò risposta. La sera passò da Anna con la solita scusa — come se avesse dimenticato un libro. Aprì lei la porta. L’appartamento odorava di pittura fresca e tè al limone. Alle pareti c’erano quadri — non schizzi, ma opere finite, incorniciate. Il mare, ragazze dagli occhi chiusi, pioggia di città. Su un tavolo d’angolo, una pila di buste col logo di una galleria d’arte. — Esporrai? — chiese, sbalordito. Anna annuì: — Tra un mese la mia mostra personale. Piccola, naturalmente, ma pur sempre una. — È… incredibile, — sussurrò Marco. Lei sorrise — calma, dolce, un po’ triste. — È solo la vita, Marco. Quando in casa finalmente c’è silenzio, senti come respiri davvero. Lui restò sulla soglia, come uno studente in ritardo alla lezione. Gli sarebbe piaciuto tornare indietro, ma in quello spazio non c’era posto per il passato. Lì viveva qualcuno di nuovo, limpido, libero. 

La stessa Anna — ma come proveniente da un altro tempo. Uscì in strada. L’aria era fredda, odorava di pioggia. Dietro la tenda, dalla finestra, si muoveva una donna — posava un pennello nel barattolo, si puliva le mani in uno straccio e sorrideva — non a lui, non al mondo, semplicemente a se stessa. Quel sorriso non aveva destinatario. Un mese dopo andò alla mostra. In segreto, senza avvisarla. La galleria era piccola, con pareti bianche e persone immerse in una luce morbida. Al centro della sala era appesa la tela — quel mare, il gabbiano con l’ala spiegata. Sulla targhetta sotto il quadro: “Liberazione. Anna Ventura”. Rimase a lungo davanti a quella tela. Aveva un nodo in gola. Quel gabbiano lo fissava — con una libertà feroce e splendida. Lei era fuggita. Lui no. Anna, quella sera, non lo notò. Rideva con qualcuno vicino al bancone, negli occhi — un fuoco. Più tardi, uscendo all’aria della sera, per la prima volta dopo tanti anni capì come suona il silenzio quando non spaventa, ma semplicemente esiste. Dietro di lui si chiuse la porta della galleria. Sull’insegna bianca sotto i lampioni il vento muoveva le lettere del suo nome. Se ne andò senza voltarsi. Nel cielo sopra Roma volava un gabbiano.

Related Articles

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Back to top button

Adblock Detected

Disable ADBLOCK to view this content!